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giovedì 17 agosto 2017

Inaugura domani 18 agosto la mostra SEGRETISSIMO JACONO > In occasione del Festival del Giallo VENTIMILARIGHESOTTOIMARI inGIALLO > 18 - 31 agosto 2017 > Galleria Expo-Ex, Senigallia (AN)


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VENTIMILARIGHESOTTOIMARI
inGIALLO

 presenta la mostra

Segretissimo Jacono

A cura della Fondazione Rosellini per la letteratura popolare

18 - 31 agosto 2017

Galleria Expo-Ex, Senigallia (AN)

Inaugurazione 18 agosto 2017 ore 18

Inaugura domani 18 agosto la mostra Segretissimo Jacono curata dalla Fondazione Rosellini per la letteratura popolare in occasione del festival del giallo VENTIMILARIGHESOTTOIMARI inGIALLO. Saranno esposte circa quaranta illustrazioni e le corrispondenti copertine nate dall'ingegno e dalla mano di Carlo Jacono e realizzate per Segretissimo, collana di romanzi dedicati allo spionaggio e al thriller edita dalla Arnoldo Mondadori Editore.
Carlo Jacono (1929 – 2000) è stato uno degli illustratori più importanti del panorama dell'editoria italiana a partire dagli anni '50, plasmando l'immaginario popolare dell'Italia del dopo guerra con le sue opere e la sua creatività. In cinquanta anni di attività ha realizzato 6540 tavole, dipinto 300 quadri, le sue opere sono state esposte in numerosissime mostre d'arte ottenendo riconoscimenti e premi e ha collaborato con le più importanti case editrici italiane ed europee.

Nel 1950 Alberto Tedeschi, primo direttore del Giallo Mondadori, affida a Carlo Jacono la realizzazione delle copertine della collana a cui l'illustratore lavora fino al 1986 producendo più di 3000 immagini, sue sono anche le prime 100 copertine del settimanale di fantascienza Urania. È nel 1961 che inizia la sua collaborazione con il settimanale di spionaggio Segretissimo per cui realizza le copertine di tutta la seconda serie.

La mostra Segretissimo Jacono rappresenta quindi un prezioso tassello nell'ambito di VENTIMILARIGHESOTTOIMARI inGIALLO - manifestazione organizzata dal Comune di Senigallia in collaborazione con la Fondazione Rosellini per la letteratura popolare e la libreria Iobook di Senigallia - perché Carlo Jacono è stato un prodigioso creatore di immagini, oscillanti tra realtà e fantasia, un artista padrone della forma che è riuscito a suggestionare il pubblico, soprattutto quello dei "giallisti".

L'esposizione vuole far emergere l'originalità e la bravura dell'"artista" Jacono, conosciuto anche con lo pseudonimo di Uomo del cerchio, per la grafica di impaginazione di molte sue copertine che combinavano in un perfetto equilibrio preparazione, esperienza e fantasia, condite da doti istintive.

I libri sono fatti di parole e Jacono è riuscito a trasformare quelle parole in immagini, coinvolgendo il lettore nella trama del racconto ancora prima di aver letto il romanzo e dando un volto a tanti personaggi. In quegli anni l'autore scriveva ancora a macchina e l'illustratore non aveva Photoshop, ma Carlo Jacono riusciva a comunicare la visione di un mondo che in TV si vedeva solo in bianco e nero e che invece attraverso le sue opere appariva vivido e potente. Con una padronanza del colore da vero pittore riusciva a creare un capolavoro alla settimana, tanto che l'iconografia di Jacono diventa l'elemento distintivo dei Gialli Mondadori, facendo di lui l'illustratore simbolo della giallistica italiana che con le sue copertine ha segnato un'epoca.



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www.CorrieredelWeb.it

mercoledì 16 agosto 2017

Salerno / MARCEL DUCHAMP 1887 - Area di Confine Porta Duchamp

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
PAVILION  LAUTANIA  VIRTUAL  VALLEY  / 1887 - Kurt Schwitters & Marcel Duchamp “UNIVERSI  POSSIBILI / Verso La Globalità Intelligente”  a cura di  Giovanni Bonanno. 

Dal 6 maggio 2017 al 26 novembre 2017

Due proposte  internazionali presentate in contemporanea con la 57th Biennale Internazionale d’Arte di Venezia 2017. 
     
MARCEL  DUCHAMP  / 1887 – Area di Confine  Porta Duchamp
Mostra collettiva internazionale  dedicata  a  Marcel Duchamp
a cura di Giovanni  Bonanno / Secondo  evento  contemporaneo ed indipendente  progettato in concomitanza con la 57th Biennale Internazionale d’Arte di Venezia 2017
Dal 28 agosto al 26 novembre 2017
Inaugurazione:  lunedì  28 agosto  2017,  ore 18.00
Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105/D – Salerno Tel/Fax 089 5648159
e-mail:  bongiani@alice.it   
Web Gallery:
http://www.collezionebongianiartmuseum.it
Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00 

Per i 130 anni dalla nascita  di  Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968), lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery in occasione della 57° Biennale di Venezia 2017, intende dedicare l’attenzione come evento indipendente e contemporaneo presso il “Pavilion  Lautania  Virtual  Valley”   a Marcel Duchamp e Kurt Schwitters    che riassumono compiutamente il concetto  di   indagine intesa come il luogo privilegiato per rilevare i sogni e le utopie che nella dimensione metafisica e mentale suggeriscono  mondi e immaginari collettivi.  Nell’assemblage tridimensionale “Etant Donnés” Duchamp lavora in gran segreto nell'ultimo ventennio della sua vita. Nel 1968, al momento di lasciare New York per andare a trascorrere l'estate in Europa, il lavoro è ormai ultimato e Marcel prima di morire si preoccupa di organizzare la sua presentazione finale preparando un manuale di istruzioni per il montaggio della costruzione, accludendo fotografie, note e un modellino in scala. L’opera  ancora assai poco conosciuta nasce nel bisogno  di porsi al di là, di definire  e mettere in forma totale una possibile estensione dell’altro, nella  necessità  ulteriore di metabolizzare la  realtà. Un’invenzione giocata a tutto campo su  proiezioni di frammenti e“universi possibili”, tra la libertà della creazione e la globalità intelligente del fare arte. In questa   seconda collettiva internazionale sono presenti 72 opere di altrettanti importanti artisti  che hanno voluto  condividere  tale proposta come artisti di frontiera  a margine  di un  possibile confine e spartiacque al  sistema omologato  dell’arte ufficiale. 

Artisti: 
Marcel Duchamp, Francia I Ruggero Maggi, Italia I John M. Bennett, Usa I Luisa Bergamini, Italia I Vittore Baroni, Italia I Fernanda Fedi, Italia I Emilio  Morandi, Italia I Pier Roberto Bassi, Italia I Mauro Molinari, Italia I Rosa Gravino, Argentina I Leonor Arnao, Argentina I Linda Paoli,  Italia I  Lancillotto  Bellini, Italia I Anna Boschi, Italia I Stathis Chrissicopulos, Grecia I Rosalie Gancie,  Usa I Daniele  Virgilio, Italia I Antonio  De Marchi Gherini, Italia I Claudio Grandinetti, Italia I  Carmela Corsitto,  Italia I Alfonso  Caccavale, Italia I Maya Lopez Muro, Italia I Franco Altobelli, Italia I Lucia Spagnuolo,  Italia I Clemente Padin, Uruguay I Renata e Giovanni Strada, Italia I Willemien Visser, Germania I Bruno Cassaglia, Italia I Lamberto Caravita, Italia I C. Mehrl  Bennett, Usa I Borderline Grafix, Usa I Daniel  Daligand,  Francia I Carlo Iacomucci, Italia I Mabi Col, Italia I Guido Capuano, Italia I Francesco Aprile, Italia I Gino Gini, Italia I Pascal Lenoir, Francia  I Adolfina De Stefani, Italia I Carl Baker,  Canada I Virginia Milici, Italia I Oronzo Liuzzi, Italia I Giovanni Bonanno,  Italia I Marcello  Diotallevi,  Italia I Donjon Evans, Usa Maria Josè Silva - MIZE', Portugal Laura Agostini,  Italia I David Drum, Usa I Lilian Pacheco, Brasile I Antonio Sassu, Italia I Jacob de Chirico, Italia I Cesar Reglero Campos, Spagna I Domenico Severino, Italia I Roberto Scala, Italia I Angela Caporaso, Italia I Claudio Romeo, Italia I Cinzia Farina, Italia I Marina  Salmaso, Danimarca I Maribel Martinez, Argentina I Rosanna Veronesi, Italia I Remy  Penard, Francia I Fulgor C. Silvi,  Italia I Mighel  Jimenez, Spagna I Ramona Palmisani, Italia I G. Franco  Brambati, Italia I Rossana Bucci, Italia I Rolando  Zucchini, Italia I Cecilia Bossi, Italia I Maria Teresa Cazzaro, Italia I Mauro Dal Fior, Italia I Joey  Patrickt, Usa  I Josè Luis Alcalde Soberanes, Mexico.


BIOGRAFIA 
MARCEL DUCHAMP (1887-1968) Biografia Henri-Robert-Marcel Duchamp nasce il 28 luglio 1887 nei pressi di Blainville, in Francia. Nel 1904 frequenta i corsi di pittura all'Académie Julian fino al 1905. Le sue prime opere sono di stile postimpressionista. Espone per la prima volta nel 1909 al Salon des Indépendants e al Salon d'Automne di Parigi. I suoi dipinti del 1911, in stretto rapporto con il cubismo, tendono tuttavia a rappresentare immagini successive di un corpo in movimento. Nel 1912 dipinge la versione definitiva di Nudo che scende le scale: l'opera viene esposta al Salon de la Section d'Or dello stesso anno e in seguito, nel 1913, all'Armory Show di New York, dove susciterà grande scalpore. Le idee iconoclastiche e radicali di Duchamp precorrono la nascita del movimento Dada, che avverrà a Zurigo nel 1916. Dal 1913, abbandonati la pittura e il disegno tradizionali, si dedica a forme d'arte sperimentali elaborando disegni meccanici, studi e annotazioni che verranno inclusi nella sua grande opera degli anni 1915-23, La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche. Nel 1914 realizza i primi “readymade” (oggetti di uso comune, a volte modificati, presentati come opere d'arte) destinati ad avere effetti rivoluzionari per molti pittori e scultori. Nel 1915 Duchamp soggiorna per la prima volta a New York. Dalla metà degli anni '30 collabora con i surrealisti e partecipa alle loro mostre. Si stabilisce in modo definitivo a New York nel 1942 e diviene cittadino statunitense nel 1955. Negli anni '40 è in contatto con i surrealisti emigrati a New York e con essi espone varie volte. Nel 1946 comincia a realizzare Etant donnés, un grande assemblage al quale lavorerà segretamente per i successivi vent'anni. Muore a Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi, il 2 ottobre 1968. 

domenica 13 agosto 2017

L'accordo quadro in mostra a Palazzo Moretti

A Palazzo Moretti l'accordo quadro di Moroni e Zabo
Dialoghi probabili tra materia e scelta etica

Perugia 13 agosto _ L'inquadramento della materia diventa il pretesto per un confronto bipersonale tra i giovani artisti Filippo Moroni e Medina Zabo, in mostra a Palazzo Moretti di Pozzuolo Umbro dal 19 agosto al 9 settembre con "L'accordo quadro si usa solo per le manutenzioni".
La mostra è promossa dall'Associazione Franco Rasetti: alla figura del fisico di natali umbri si relaziona con due nuove installazioni site specific che imbastiscono una riflessione sulla distanza tra opportunità e conseguenza, etica e procedura nella società moderna millesimata.
Il titolo - "L'accordo quadro si usa solo per le manutenzioni" –  è un invito a prendere come pretesto la serialità e la ripetitività di categorie in cui può cadere lo sguardo dell'Arte e sull'Arte, e per suo opposto, la circoscrizione in una superficie fisica o concettuale ermetica e autoreferenziale.
L'accordo quadro, a cui si ispira il titolo, parafrasando il recente articolo di un giornale economico, permette infatti di individuare con procedura compiuta l'operatore a cui affidare l'esecuzione di interventi determinabili.  Così gli annessi di Palazzo Moretti, in quel fascino di attesa e di un tempo sospeso, si fanno materia per questo progetto.
L'idea della bipersonale di Filippo Moroni e Medina Zabo nasce infatti sulla scia di esperienze espositive dalla forte personalitá , maturate all'interno del percorso accademico quali Opera Prima, che si è dipanata per le principali sedi museali del circuito Sistema Museo in collaborazione con partners istituzionali, e le due edizioni di Segnali, interessante contesto internazionale di arti, performance e audiovisivi promosso dal Conservatorio di Musica di Perugia "Francesco Morlacchi", l'Accademia di Belle Arti "Pietro Vannucci", la Fonoteca Oreste Trotta e Regione Umbria. A suggellare l'idea dell'evento espositivo a Palazzo Moretti è stata l'esperienza nello studio tuderte dell'artista Beverly Pepper per il restauro di una maquette: dalla memoria del ferro è scaturita l'urgenza e la sfida di un discorso sul processo di vita della materia da poetiche e scelte formali diverse, attraverso il pensiero dell'uomo, prima ancora che per sua mano.
Inaugurazione
Sabato 19 agosto 2017 ore 18
Palazzo Moretti
Via T.C. Fioretti 25
Pozzuolo Umbro - Perugia


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Dal 19 agosto al 9 settembre 2017
Orari dal martedi alla domenica 10-12, 17-19
Lunedi chiuso.

Biografie
Medina Zabo
Nome d'arte di Serena Duchini Zullo, nata ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi in Semiotica presso l'Università degli Studi di Perugia, successivamente si è specializzata in Comunicazione web presso lo IED Istituto Europeo di Design a Roma, ha lavorato come giornalista e reporter per testate giornalistiche ed emittenti televisive regionali e web, attualmente frequenta il secondo anno del corso di Pittura curato da Lucilla Ragni presso l'Accademia di Belle Arti "Pietro Vannucci",  insignita della borsa di studio Chen Ming. Performer per Andreco (Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato), Eliza Soroga (11th Art Prize Laguna, Venezia) e per Aram Bartholl (57th  Biennale Internazionale d'Arte, Venezia), ha esposto per Anopticon_ Panopticon  (Trebisonda, Centro per l'Arte Contemporanea Perugia, 2016), Opera Prima (Pinacoteca di Spello, 2016 a cura di Sistema Museo Regione Umbria e Aba), menzione speciale per il Premio Magò (a cura di Soms e Comune di Magione, 2016) menzione speciale per Premio Nazionale Artistico Antonio Ranocchia (Museo Dinamico del Laterizio, Marsciano, 2017) finalista VII  Biennale ArteInsieme cultura e culture senza barriere- Mimmo Paladino e i giovani artisti (Mole Vanvitelliana, Ancona, 2017 a cura di Museo Tattile Omero Mibact e Tactus Centro per le Arti Contemporanee), finalista Biennale d'Arte Contemporanea Premio Shingle22J (Forte Sangallo, Nettuno 2017).
Nella risposta femminina dell'argilla e della cera ricerca storie segrete del legno e di materiali tossici come lana di vetro, piombo, resina, formalina, metalli ossidati. Che possano comunicare insieme, senza sapere cosa si diranno.

Filippo Moroni
Nasce a Castiglione del Lago il 17 aprile del 1996, fin da sempre ha espresso un innato desiderio Nel disegno che ben presto lo porterà ad iscriversi al Liceo Artistico Bernardino di Betto di Perugia. Prosegue gli studi presso l'Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci dove ha la possibilità di conoscere molti artisti di rilievo. Espone in Segnali 2017 arti audiovisive e performance Temporary Academy, (Perugia promosso da ABA e Regione Umbria), vince con la sua proposta per il Progetto di riqualifica del sottopasso di via Ugo Foscolo promosso dal Comune di Montefalco in collaborazione con Sistema Museo. Collabora con lo staff artistico presso lo studio di Beverly Pepper per la realizzazione di un opera che la stessa dona all'Accademia di Perugia. Grande risonanza ha ricevuto il progetto Opera Prima realizzato in cooperazione di forze come Sistema Museo - Aba - Conservatorio Musicale "Francesco Morlacchi", patrocinato dalla Regione Umbria e Assessorato ai Beni e alle attività culturali Regione Umbria, dove viene esposto la propria opera "Il cadavere del Maestro" presso il Museo Città di Cannara. Tempo, materia, entropia, caducità, sono le caratteristiche che fanno parte della sua ricerca artistica. Lamiere di ferro che diventano supporto per un parassita irrefrenabile, la ruggine. Essa si prende tutto lo spazio possibile sulla superficie sovrastando tutto quello che trova sul suo cammino annichilendolo e trasformandolo semplicemente in altro. La vernice che si poggia sulla lamiera diventa  così parte integrante di un tutt'uno lasciato al suo destino. Un relitto lasciato al tempo nel bel mezzo di una guerra tra artificio umano e natura. 
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venerdì 11 agosto 2017

PeperInCentro, Mostra internazionale di mail art a Rieti, dal 25 agosto


PEPERinCENTRO

Mostra internazionale di mail art ispirata al peperoncino


In occasione di Rieti Cuore Piccante - 7^ Edizione della Fiera Mondiale del Peperoncino che si svolgerà a Rieti dal 23 al 27 agosto 2017 la Libreria Moderna in collaborazione con Caffè Letterario, Atelier I Monili di Mu, GattoMatto e Circolo GalloBrillo, promuove PEPERinCENTRO, una mostra internazionale di mail art ispirata al peperoncino - con libera interpretazione, reinterpretazione e reinvenzione.

Tantissimi gli artisti e le artiste, italiani e stranieri, che hanno risposto al bando indetto lo scorso giugno. 

Le opere pervenute, tutte rigorosamente in formato cartolina inviate per posta, sono state realizzate con le tecniche più disparate: illustrazione, collage, digital painting, fotografia, tecniche miste.

La mostra, promossa nell'ambito de LA NOTTE ROSSA, con il sostegno di CNA Rieti, è inclusa nella rassegna EsperiCentro e sarà ospitata in diversi spazi. 

L'apertura al pubblico da venerdì 25 agosto 2017, ore 18

Le opere saranno allestite presso la Libreria Moderna e Caffè Letterario Rieti (via Garibaldi 244), presso l'atelier di gioielli contemporanei I Monili di Mu (via Garibaldi 246), presso GattoMatto (via Garibaldi 243) e presso il Circolo Gallobrillo (via Bevilacqua 17). 

 Consulenza tecnica di Barbara Pavan. 

Le opere rimarranno esposte fino al 31 agosto 2017.

Informazioni: 
libreriamodernarieti@gmail.com
studio7artecont@gmail.com
tel.0746.760258
https://espericentro.jimdo.com/peperincentro/ 



giovedì 10 agosto 2017

GAETA, VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA “TESSERE LA SPERANZA”

Tre appuntamenti al Museo diocesano
a cura di Enrico Ranaldi e Maria Grazia Bottoni

12, 19 e 26 agosto - ore 21:30
Museo diocesano di Gaeta
Piazza De Vio 7
Al via tre appuntamenti di cultura e arte al Museo diocesano di Gaeta (Piazza De Vio 7) nei giorni di sabato 12, 19 e 26 agosto, sempre alle ore 21:30, con le visite guidate alla mostra "Tessere la Speranza" aperta fino al 1 ottobre 2017. 

Le visite saranno curate da Enrico Ranaldi e Maria Grazia Bottoni, tra i maggiori esperti di tessuti e vestiture, manutentori e restauratori degli abiti esposti.

Si comincia sabato 12 agosto alle ore 21:30 con il tema "La bellezza salverà il mondo". I greci ci hanno lasciato una grande eredità: ogni essere è uno, vero e buono. 

I Padri della Chiesa hanno aggiunto un'altra caratteristica trascendentale: il bello. Uno dei grandi estimatori della bellezza è stato lo scrittore Fiodor Dostoevskij che ci ha lasciato la famosa frase "La bellezza salverà il mondo" nel libro "L'idiota". Papa Francesco ha dato speciale importanza alla trasmissione della fede cristiana attraverso la via Pulchritudinis (la via della bellezza): "Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche bello, perché solo così arriva al cuore delle persone e suscita l'amore che attrae. (Evangelii gaudium, 167). 

La seconda visita guidata si terrà sabato 19 agosto alle ore 21:30 seguendo le parole del Beato Paolo VI: "L'uomo che si esprime artisticamente coglie qualcosa di Dio". Gli abiti delle Madonne sono opere di grande valore artistico, attraverso cui si sente l'eco della storia e della tradizione religiosa. Si scopre lungo il percorso della mostra un connubio tra fede e bellezza, valori religiosi ed estetici, leggi morali e regole della creatività.

La terza visita guidata sarà sabato 26 agosto alle ore 21:30: "Ut in omnibus glorificetur Deus", affinché in tutte le cose sia glorificato Dio. Gli abiti esposti possono essere considerati opere di un'arte corale, che diventa un canto di lode per la gloria del Signore. L'uomo attraverso le sue mani plasma materiali e manufatti per esprimere il suo legame con il divino, ricami e tessuti pregiati esprimono la ricerca del desiderio di creare opere uniche e irripetibili. Esse diventano simbolo di una rinascita, mostrando ancora il loro antico splendore.

Le visite sono comprese nel biglietto del Museo diocesano. Per informazioni 0771.4530233, 389.6328282, beniculturali@arcidiocesigaeta.it.

Gaeta, 10 agosto 2017
Don Maurizio Di Rienzo
Direttore UCS Gaeta

giovedì 3 agosto 2017

Biennale di Venezia, in mostra l’opera dell’artista Guido Cicero


57° Biennale di Venezia, in mostra l'opera dell'artista Guido Cicero


Dal 13 agosto al 10 settembre l'artista modicano Guido Cicero esporrà nella prestigiosa cornice di Palazzo Ca' Zenobio degli Armeni, nel sestiere Dorsoduro a Venezia, nell'ambito delle "Grandi mostre" allestite per "Lo stato dell'arte ai tempi della 57 Biennale", organizzate dallo storico e critico d'arte Giorgio Grasso, a  cura di Nadine Nicolai.


Cicero è stato invitato a Venezia proprio da Giorgio Gregorio Grasso, già curatore con Vittorio Sgarbi del Padiglione Italia nel 2011, attualmente curatore del Padiglione Armenia con Bruno Corà e Demetrio Paparoni. 


Grasso ha selezionato personalmente l'opera da esporre: si tratta del dipinto Woman, ispirato all'omonimo brano di John Lennon, realizzato con colori acrilici su tela nei primi mesi del 2017, dalle dimensioni di centimetri 80 per 100.


«Guido Cicero – ha scritto il critico, in un testo che illustra le ragioni della sua scelta - è l'artista che tramuta il colore in emozione. La sua tavolozza si compone di sentimenti nei quali intinge il pennello ancora e ancora tenendo lo sguardo ritto verso la tela bianca. 
La sua attenzione si rivolge a tutto ciò che lo circonda: persone, paesaggi, profumi… 
Tutto viene catturato e rappresentato sulla superficie piana del supporto annullandone questo limite per aprire un varco che permette all'osservatore di oltrepassare la semplice osservazione per andare oltre verso la percezione dell'opera».


L'artista, continua Grasso, «ci permette, quindi, di esperire le proprie opere riservandoci un privilegio che solo pochi artisti riescono a definire, grazie anche alla dinamicità della tecnica usata che vede il pittore compiere gesti energici quali: spatolate, sgocciolature e veloci spruzzi di colore. 
Tutto nei suoi lavori ci parla della personalità dell'artista stesso, della sua forza esistenziale e delle sue debolezze tanto che quasi proviamo empatia verso queste opere, tese in un mutamento sempre più umano».


Pittore, musicista e fotografo, Guido Cicero è nato nel 1952 a Modica. Attivo sulla scena artistica regionale e nazionale fin dal 1969, spazia nelle sue opere dal post impressionismo all'astrattismo, passando per il dripping pollockiano e per il realismo. 


Tra le sue ultime esposizioni, la partecipazione al "Premio Internazionale d'Arte Contemporanea" della MAG - Mediolanum Art Gallery di Padova, dove i suoi quadri hanno riscosso l'ammirazione del presidente della giuria Vittorio Sgarbi.


Modica (RG), 3/08/2017


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martedì 18 luglio 2017

Arte: dal 27 luglio al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta il ricco percorso realizzato dal Maestro cinese Chao Ge


Nell'esposizione oltre 100 opere tra oli su tela, tempere e disegni descrivono luoghi e personaggi dell'Asia centrale e della Inner Mongolia
Roma, 18 luglio 2017 - Dal 27 luglio il Complesso del Vittoriano - Ala Brasini ospita la mostra EPOS. CHAO GE. La lirica della luce, esaustiva antologica dedicata all'artista cinese Chao Ge.
Promossa da Segni d'Arte e organizzata in collaborazione con Arthemisia Uniarts sotto l'egida dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, l'esposizione ha ottenuto il patrocinio di Roma Capitale, della Regione Lazio e dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.
Nata da un desiderio del Maestro Chao Ge, Professore all'Accademia Centrale di Belle Arti  di Pechino, condiviso dall'artista Ma Lin, da Nicolina Bianchi, critico d'arte, editore e direttore responsabile di Segni d'Arte, e da Giancarlo Arientoli, antropologo e art director di Segni d'Arte, la mostra è curata da Claudio Strinati, noto storico dell'arte, e dalla stessa Nicolina Bianchi. 
La rassegna propone un percorso espositivo che testimonia la rilevanza nel panorama artistico contemporaneo di questo pittore, che racchiude in sé due anime: quella della tradizionale nativa Mongolia Interna, a cui è tuttora legato molto profondamente, e quella della moderna Pechino, la grande città in cui ha studiato, raggiunto i primi successi e dove tuttora continua a dipingere e ad insegnare.
In programma fino al 26 settembre EPOS. CHAO GE. La lirica della luce racconta attraverso circa 100 lavori, suddivisi in due sezioni (dipinti e disegni), realizzati dal 1987 a oggi, la straordinaria storia creativa dell'artista che evidenzia la maestria con la quale domina le tecniche pittoriche (olio, tempera, disegno su tela) attraverso le quali come ricorda Strinati, egli "si spinge molto avanti nella ricerca del colore, anzi più esattamente nella ricerca del bianco quale sintesi di tutti i colori".
Cultore appassionato del Rinascimento italiano, ritrattista meticoloso e notevole paesaggista, Chao Ge è l'espressione più piena della propria terra d'origine, quella "terra del cielo blu" così definita per la spettacolare luce che tutto vivifica.
Capace di andare a indagare l'invisibile oltre le apparenze, in particolar modo quando si sofferma sugli intensi ritratti umani dove accorpa alla fisicità delle persone quella delle cose, l'artista riversa continuamente sulla tela, con una nitidezza impressionante, le proprie emozioni e lo fa ogni volta che, novello Marco Polo, diventa osservatore e testimone attento dei complessi scenari asiatici.
"Qui sta il cuore del continente più vasto e fiero del nostro pianeta: è l'Asia Centrale, secondo la definizione che ne diede un attento studioso proveniente dall'arcipelago nipponico" - racconta il Maestro cinese -. "Questa porzione di continente, la cui matrice consiste in vaste lande selvagge, è divenuta un trasmettitore di vita per le civilizzazioni circostanti sulle quali ha infuso sempre nuovi dinamismi. Qui sono nate e cresciute le più antiche espressioni religiose dell'umanità e, a tutt'oggi, questa regione rappresenta l'antenato e la culla di tutte le religioni o, si potrebbe dire, il preannuncio delle civiltà limitrofe. Nel 1999, seguendo la mia immaginazione, ho inteso narrare e descrivere questa parte di continente...."
È tuttavia evidente che, nel momento in cui ritrae paesaggi e temi che riportano alle origini, la sua arte assume quasi la forma del poema epico, "quando poi - come scrive Claudio Strinati nella sua presentazione a catalogo - dietro a certi formidabili ritratti trapelano le stelle o le montagne, si sente chiaro quel sentimento di unione universale che rende i ritratti stessi una sorta di elegia dell'umano in sé". E questo senso di profonda umanità, per dirla ancora con le parole del curatore, "è forse il valore massimo conseguito da Chao Ge, un pittore che sa parlare sia al cuore sia alla mente, sommo tecnico e autentico poeta".
A proposito del titolo della rassegna Nicolina Bianchi scrive:"Epos, il titolo della mostra, che secondo il termine greco, è narrare la storia di un popolo, le sue gesta, il suo importante patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria e la sua essenziale identità, è per Chao Ge un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia delle sue origini, della sua Inner Mongolia, narrandola secondo una musicale poetica di luce."
Il catalogo della mostra è edito da Segni d'Arte.

TitoloEPOS. CHAO GE. La lirica della luce
Mostra personale dell'artista Chao Ge
SedeComplesso del Vittoriano – Ala Brasini
Roma, Via di San Pietro in Carcere s.n.c.
Date27 luglio - 26 settembre 2017
Orario: dal lunedì alla domenica 9.30 - 19.30
Ingresso libero

Note biografiche:
Chao Ge nasce nel gennaio del 1957 a Hohhot in Inner Mongolia, terra dai paesaggi sterminati, che da secoli affascina viaggiatori, avventurieri e conquistatori e che occupa un posto di primo piano nella vita e nella produzione dell'artista. Nel 1978 Chao Ge supera l'esame per frequentare l'Accademia Centrale di Pechino, sezione Pittura a olio, e quattro anni dopo il primo livello universitario nello stesso ateneo. Dal 1987 il Maestro insegna Pittura a Olio all'Accademia Centrale di Pechino. Dal 1989 a oggi è stato impegnato in diverse esposizioni tra cui quella itinerante negli Stati Uniti dal titolo Pittura Contemporanea Cinese e quelle di Mosca e San Pietroburgo dedicate ai pittori dell'Accademia Centrale di Pechino (1993). Nel 1997 prende parte alla mostra 100 anni di ritrattistica a olio in Cina svoltasi a Pechino e viene invitato alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno viene selezionato come membro della giuria in A Centennial Exhibition dedicata alla pittura a olio della Cina come membro della giuria. Nel 1999 è presente alla Biennale Internazionale di Parigi. Negli anni 2000 e 2001 riceve una borsa per studiare presso l'ex Accademia Reale di Belle Arti di Madrid: è una nuova occasione per visitare l'Europa e per conoscere altri artisti. Da allora la sua attività espositiva rimane costante: Cina, Russia, Canada, America. Nel 2006, su invito del Governo italiano, è in mostra, presso la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano, con la personale La rinascita dei classici. Nel 2008 l'Accademia di Belle Arti Repin di Russia gli conferisce il titolo di Professore Onorario. Nel 2015 espone a Vienna, presso gli spazi espositivi della Kunstforum, nella mostra dal titolo Chao Ge. Moment und Ewigkeit, due anni dopo, nel gennaio 2017, è presente con l'esposizione La mia via sulle orme di Marco Polo all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, a cura di Adriano Bimbi, Rodolfo Ceccotti e Gao Jun. Direttore degli Accademici dell'Accademia Centrale di Pechino dal 2008, il Maestro ha ricevuto diversi premi e prestigiosi riconoscimenti. Dal 1997 a oggi ha preso parte a molti documentari televisivi nazionali, oltre a essere stato oggetto di numerosi speciali condotti dalle reti cinesi.

Alcune note critiche:
Claudio Strinati: "(…) È la sua Mongolia che il maestro scruta e rappresenta e sono per lo più spazi che non hanno confine e di cui non si riesce a misurare l'immensità. Ma è l'immensità che il maestro vede e ci restituisce nella stesura dei suoi quadri. Chao Ge è mongolo e della cultura mongola ha sicuramente acquisito quel senso del nomadismo, dello spostamento continuo sulla superficie di questo mondo che è così profondamente sedimentato in quella cultura che nello stesso tempo esalta i valori della famiglia, degli affetti, della vita in comune. E, realmente, quei quadri dove non si può intuire la vastità degli spazi e soprattutto non se ne vede il limite, ci parlano di una meta inquieta ma non instabile, ansiosa forse ma non angosciata. È possibile raggiungere, per un individuo per un popolo intero, un contemperamento tra lo spirito nomade e quello stanziale? È possibile certamente e la storia è piena di esempi in tal senso, ma non c'è dubbio che tanta arte di Chao Ge è scaturita proprio da un tale stato d'animo. Stato d'animo che non è turbato ma anzi spinge al rasserenamento e alla quiete.
E quiete sono le sue opere anche se è chiaramente percepibile una sorta di nervosismo a fior di pelle che le anima e le porta verso di noi con un fascino unico e incomparabile.
(…) Chao Ge dalla tradizione occidentale classica ha assimilato sia l'idea rinascimentale sia quella barocca. È un naturalista in abito rinascimentale. È uomo di forte passione nella immobilità e serenità di un immaginario discepolo di Piero della Francesca. 
Ma questo non genera contraddizione, al contrario genera sintesi e perfezionamento di un ideale della forma che può essere amato e compreso da un capo all' altro del mondo, forse proprio perché questo difensore della classicità, questo virtuoso e solenne pittore è al di là della apparente immediatezza del nomade che sposta continuamente la sua attenzione su ciò su cui va a impattare, siano esse cose o persone (…)" 

Nicolina Bianchi: "(…) Epos, il titolo della mostra, che secondo il termine greco, è narrare la storia di un popolo, le sue gesta, il suo importante patrimonio spirituale, tramandandone così la memoria e la sua essenziale identità, è per Chao Ge un modo di impaginare ed evocare nel dipinto la storia delle sue origini, della sua Inner Mongolia, narrandola secondo una musicale poetica di luce. Musicale, perché molto spesso la sua pittura sembra seguire con i colori i meravigliosi ritmi della natura. 
Una pittura luminosa, dalla ricca tavolozza, moderna e vigorosa, come nelle rocce di Aobao, o nelle montagne di Abag Banner, a volte accompagnata da una nota di romantica malinconia come nel suo Poema d'autunno, o nelle linee verdi azzurre del fiume Kherlen o nel blu profondo e perlaceo dei cieli che segnano l'orizzonte. Una storia infinita di quell'Oriente dove si concentra forse più che in altre parti del mondo il mistero della vita, dell'uomo, della natura stessa. 
Un confine tra moderno e passato, tra momenti di grande spiritualità e cruda realtà, tra respiri profondi nelle sconfinate praterie della steppa, dove si tira il fiato a cavallo dei thaki, e dove pensose tristezze di familiari atmosfere di yurte e di lenti carri dipingono piccole ma importanti storie delle campagne mongole. Meraviglia di un mondo che accoglie e racconta la storia di secoli, dove la luce del sole riesce a cancellare anche i confini, e dipinge di rosso le rocce e i volti di persone che scrutano, nel gesto di mani a riparo della forte luce, l'infinito di paesi lontani. Una storia di intimi colloqui, narrata da Chao Ge con i "valori più alti di una pittura classica" ma con nuovi e innovativi approcci all'attualità, una creazione artistica - come lui stesso afferma - con la quale spera di contribuire a ridestare negli uomini il senso di rispetto delle cose, ma anche di marginare gli attuali smarrimenti e drammi spirituali".



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